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Diritto alla salute, all’abitare e nuovo welfare

Vogliamo un’Isola in cui vivere sia bello e appagante, con politiche che adottino un approccio intergenerazionale nella presa di decisioni a lungo termine. Un’Isola che dia uguali opportunità di vita a prescindere dalla residenza in paesi o città, centro o periferia. Un’Isola che assicuri pari dignità senza nessuna discriminazione, che includa e valorizzi la diversità. Un’Isola in cui siano garantiti tutti i diritti di cittadinanza, a partire dal diritto alla salute.

1. Riforma radicale della sanità pubblica. In questi ultimi anni l’emergenza si è fatta normalità: è ormai fuori misura la compromissione del diritto alla cura a tutti i livelli, dall’assistenza primaria – che oggi riguarda drammaticamente anche la salute mentale – all’emergenza-urgenza. Bisogna intervenire in profondità, perché la sanità risponda alle necessità della cittadinanza e non alle priorità clientelari dei partiti e delle loro fazioni interne, né a criteri meramente ragionieristici
ed econometrici. Con il coinvolgimento di tutti i portatori di interesse, dal personale sanitario ai sindacati, dai comitati di cittadini alle parti politiche, va costruito un Piano Sanitario Regionale triennale con una nuova concezione dell’assistenza socio-sanitaria che punti realmente alla presa in carico del paziente nella sua interezza. Un piano incardinato sui seguenti pilastri: investire sulla formazione e l’aggiornamento del personale sanitario in servizio, garantendo solide prospettive di carriera; abolire il numero chiuso nei corsi di area medica e prevedere un adeguato numero di borse di specializzazione, per garantire sul lungo termine le esigenze del sistema sanitario; nuove assunzioni, con appositi meccanismi concorsuali a favore delle aree con maggiori carenze di personale; adeguamento delle retribuzioni alla media europea; stabilizzazione del lavoro, eliminando assunzioni precarie, “a gettone”, tramite cooperative; ridurre le liste di attesa, anche tramite convenzioni degli specialisti gestite direttamente dalle ASL; rafforzare la sanità territoriale con la definizione di standard di assistenza, prevenzione e cura delle patologie croniche in un’ottica One Health, arricchendo di professionalità le Case e gli Ospedali di Comunità.

2. Legge regionale per il diritto all’abitare e limitazione degli affitti brevi. Per contrastare lo spopolamento nelle aree interne le misure spot per l’acquisto e la ristrutturazione delle case non sono sufficienti se non rese strutturali e se non inserite in un quadro organico di pianificazione di servizi di prossimità e di incentivi al lavoro. Ma le difficoltà in termini di abitabilità oggi riguardano anche molte delle città e piccoli paesi sulla costa: luoghi in cui il diritto all’abitare risulta compromesso dal rialzo dei prezzi di locazione, legato agli affitti brevi in favore del mercato turistico. Per questo intendiamo portare avanti una nuova proposta di legge regionale, che abbia come scopo la limitazione del numero degli immobili dati in locazione breve, al fine di contenere le ricadute negative sul mercato delle locazioni residenziali di lungo periodo.
Tali limitazioni devono essere previste anche per quanti già svolgono attività di locazione breve, in quanto i soli vincoli per il futuro non sarebbero sufficienti. Nella nostra proposta, sono i Comuni ad avere la facoltà – e non l’obbligo – di introdurre tali limitazioni, consentendo agli enti locali una certa autonomia nella loro concreta individuazione. La proposta evita l’aggregazione di autorizzazioni in capo a un singolo soggetto, secondo il principio “un proprietario = un’autorizzazione”, valorizzando così la funzione di integrazione al reddito dell’attività di locazione breve, che sappiamo essere un valido supporto per tante famiglie in Sardegna. Al contempo, in questo modo, si intende garantire il diritto alla casa per chi decide di abitare stabilmente in Sardegna, oltre a sostenere categorie come quelle dei lavoratori stagionali in ambito turistico e studenti fuori sede.

3. Politiche giovanili attivanti. I giovani non sono semplicemente i cittadini
del futuro, ma attivi portatori di idee, progetti e competenze da sprigionare nel presente. Vogliamo che la RAS, attingendo anche dal Fondo Nazionale per le politiche giovanili e da fondi comunitari, disponga un programma per le politiche giovanili, che restituiscano potere, capacità e responsabilità di azione ai nostri giovani. Immaginiamo politiche articolate su tre linee di intervento: riuso di edifici sottoutilizzati o abbandonati, di proprietà dei Comuni o degli enti della Regione, perché diventino spazi di aggregazione sociale, culturali e di localizzazione di nuove imprese private o sociali giovanili; creazione di una rete di associazioni e imprese giovanili under 40; istituzione di contributi a fondo perduto fino a 30.000 euro per progetti imprenditoriali, presentati anche da gruppi informali di minimo 2 persone tra i 18 e i 35 anni, che rispondano agli obiettivi della Strategia Regionale per lo Sviluppo Sostenibile.

4. Legge sull’invecchiamento attivo. Oggi il lavoro di cura pesa troppo spesso sulle spalle delle donne, madri di famiglia e lavoratrici, che si trovano sole nella gestione e nell’assistenza di nonni e genitori non più autonomi. Accanto al ripensamento dei servizi sociali e sanitari, nell’ottica di una maggiore prossimità territoriale e di un’assistenza globale e continuativa, dobbiamo vedere gli over 65 come portatori attivi di energie, competenze e conoscenze, capaci di generare nuovo capitale sociale. Superando l’approccio frammentario e parziale della legislazione vigente, serve una legge sull’invecchiamento attivo con i seguenti obiettivi: costituzione di laboratori di comunità, in cui stimolare l’interazione di anziani, giovani del servizio civile, operatori dei Servizi territoriali, contro la solitudine, l’isolamento e i rischi di rapido decadimento cognitivo; promozione di interventi contro l’isolamento digitale, l’orientamento e l’accessibilità ai servizi; avvio di progetti di welfare di comunità con il coinvolgimento del Terzo Settore. In collaborazione con l’Università, dobbiamo favorire corsi per la formazione di nuove figure professionali legate alla cura domiciliare delle persone anziane che prevedano competenze interdisciplinari.