Sardegna Chiama Sardegna

Saperi e cultura: l’infrastruttura del domani

Non possiamo essere ignoranti di noi stessi, della nostra storia, delle nostre peculiarità geografiche, demografiche, culturali; ignoranti rispetto al mondo, alle sue sfide, ai saperi necessari per orientarsi nel presente e conquistare una qualità di vita migliore. La nostra Isola ha bisogno di un vertiginoso aumento
del numero di diplomati e laureati, di incrementare conoscenze e competenze decisive per rinnovare il mondo del lavoro, accrescere il benessere sociale, rompere le disuguaglianze di genere e di reddito.

1. Legge quadro sull’istruzione in Sardegna. Concretizzando l’autonomia statutaria, serve costruire insieme
alle parti sociali una legge quadro sull’istruzione – dall’infanzia alla
scuola dell’obbligo – che ampli l’offerta formativa con dei patti educativi di comunità che coinvolgano il territorio, che rafforzi i servizi all’infanzia e il tempo pieno, che inserisca l’educazione all’affettività e alla sessualità, la lingua e la storia sarda, l’educazione ambientale. Bisogna eliminare tutte le barriere che impediscono ai giovani di studiare e fruire della cultura. La legge regionale sul diritto allo studio, la n. 31/1984, va superata con un nuovo articolato e nuovi investimenti che prevedano: borse di studio per una platea più ampia e fondate sul principio reddituale, forme di reddito diretto e indiretto per la formazione e la fruizione culturale (cinema, librerie, teatri), un sistema regionale di comodato d’uso per i libri di testo, sportelli territoriali di orientamento formativo e lavorativo. In questo quadro, occorre rilanciare un sistema pubblico per la formazione professionale, in raccordo con il sistema dei servizi per il lavoro, con una programmazione degli interventi a doppio canale: una linea che indirizzi la formazione verso l’acquisizione e l’aggiornamento di competenze legate a specifici settori di attività (innovativi e tradizionali), un’altra che definisca percorsi di formazione mirati alla ricollocazione lavorativa di specifici gruppi/categorie di lavoratrici e lavoratori, in linea con i reali fabbisogni di apprendimento avvertiti dal tessuto imprenditoriale locale e con le aree di specializzazione intelligente individuate a livello regionale.

2. Co-ufficialità del sardo e dell’italiano. Il sardo deve avere gli stessi diritti e ambiti d’uso dell’italiano. Le lingue di Sardegna sono la nostra infrastruttura immateriale più importante. Serve un piano straordinario per il quinquennio 2024-2029, con interventi statutari, legislativi e organizzativi profondi. Dal punto di vista statutario, occorre entro due anni dall’inizio della legislatura inserire la co- ufficialità del sardo con l’italiano in Statuto. Contemporaneamente, occorre modificare e potenziare la legge regionale 22 del 2018 (Disciplina sulla politica linguistica regionale), scrivere il PPL (Piano per la politica linguistica 2024-2028) e lanciare una vasta campagna di sensibilizzazione e coinvolgimento dei genitori e delle scuole nella trasmissione intergenerazionale del sardo e delle lingue di Sardegna.

3. Aumento del Fitto Casa. Le studentesse e gli studenti sardi oggi hanno pochi mezzi di sostegno materiale agli studi: oltre alle borse di studio, i contributi per il Fitto Casa permettono di alleggerire le famiglie, e in tanti
casi le giovani e i giovani stessi, di un peso sempre più gravoso sui bilanci domestici, ovvero l’affitto della casa
da fuori sede. Oggi la Regione spende 3,8 milioni di euro per il bando del Fitto Casa, assicurando un sostegno
di 2000 euro all’anno a 1076 giovani: vogliamo 10 milioni in più sul fondo, per aumentare la platea dei beneficiari e gli importi dell’assegno erogato, in modo da renderlo uno strumento di vera emancipazione, per non essere costretti a lavorare per pagare l’affitto mentre si studia o a indebitarsi.

4. Un piano per la cultura. Va democratizzato l’accesso ai finanziamenti con la creazione di un canale esclusivo di risorse da destinare a tutte le forme di espressione culturale. Serve una legge regionale adeguata che preveda fondi scorporati dai finanziamenti previsti per turismo, sport, spettacoli. Risorse da destinare con un bando accessibile che, tra i tanti, preveda criteri di impatto sociale, livello di coinvolgimento di partner territoriali e della popolazione, bilinguismo, continuità nel tempo. Un bando che sostenga grandi festival, ma soprattutto piccoli e medi eventi promossi da associazioni, imprese culturali ed enti pubblici. In prospettiva servirà un Assessorato alla Cultura che acquisisca una nuova centralità strategica all’interno di una proposta complessiva di riorganizzazione istituzionale.