Transizione ecologica e sovranità energetica
Vogliamo una Sardegna protagonista della transizione ecologica. Un’Isola
pulita e ripulita, senza speculazioni e forme di sfruttamento neo-coloniale. Un’Isola che promuova la cura del territorio partecipata, per rispondere alla desertificazione, agli incendi, alle alluvioni e a tutti i rischi ambientali connessi al dissesto climatico e ambientale.
1. Agenzia Sarda dell’Energia (ASE) che assolva a tre scopi. In primis, rispondere al fabbisogno di energia attuale dei sardi e alla proiezione dei bisogni futuri, previo un coraggioso aggiornamento del Piano energetico regionale (PEARS). In secondo luogo, regolare l’installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili – senza affidare questo compito a un mercato palesemente fuori controllo. L’Agenzia avrà dunque il compito di verificare le richieste degli investitori, trattandoli alla stregua di
chi vuole ottenere una concessione mineraria. Se compatibili con le politiche del PEARS, le richieste potranno essere accolte, stabilendo dove installare i nuovi impianti, con quale potenza e in che misura dividere i profitti che ne vengono. In terzo luogo, l’Agenzia deve servire a gettare le basi di una Società partecipata a capitale misto, pianificando la produzione di energia in capo alla stessa regione Sardegna. La Società, che deve nascere entro 24 mesi dall’inizio della legislatura, porrà le basi per la più ampia diffusione delle comunità energetiche e sarà essa stessa titolare di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, perequando costi e ricavi a vantaggio dei cittadini e delle loro bollette. Vogliamo sfruttare sino in fondo i poteri concessi alla RAS dall’articolo 4 dello Statuto. Lo scopo ultimo è garantire ai sardi il diritto ad energia pulita ed accessibile per tutti, raggiungendo prima l’indipendenza energetica e poi la sovranità energetica, applicando poteri non lontani da quelli tipici di uno Stato. Il vento e il sole potrebbero diventare per i sardi ciò che il petrolio è per i norvegesi e per il loro fondo sovrano, il più capiente del mondo.
2. Legge regionale sull’energia. Indispensabile una normativa della Regione Autonoma Sardegna su produzione, stoccaggio e distribuzione dell’energia, onde colmare gli attuali vuoti legislativi. Paletti inderogabili devono essere lo stop alla costruzione di ogni infrastruttura legata al fossile; la decarbonizzazione del sistema elettrico entro il 2030; la decarbonizzazione del sistema energetico entro il 2035; la diffusione imponente delle comunità energetiche; l’elettrificazione dei consumi e l’efficientamento energetico; la copertura dei consumi non elettrificabili con l’idrogeno – rigorosamente verde e prodotto in loco. Per raggiungere questi scopi si dovrà ricorrere a tutte le forme di generazione rinnovabile – in primis solare, eolico in-shore e off-shore, idroelettrico.
3. Riduzione e bonifica delle basi militari. Vogliamo che la RAS apra una vertenza coraggiosa per ridurre il peso delle servitù militari. Entro 10 anni, almeno due delle tre basi militari di addestramento attualmente in utilizzo dal Ministero della Difesa devono essere restituite alla comunità sarda. Le bonifiche devono essere a carico dello Stato.
4. Progetti di “Custodia del territorio”. Per contrastare l’abbandono della terra, rispondere alle sfide climatiche, ai rischi connessi e arginare la desertificazione ambientale e sociale delle aree marginali, è necessario mettere in campo strumenti e risorse per la cura del territorio, del paesaggio e dell’ambiente, riconoscendo il ruolo di custodia svolto da agricoltori, pastori, coltivatori. Per valorizzare la multifunzionalità del comparto agro- silvo-pastorale, in relazione ai servizi ambientali e alla manutenzione del territorio, andando oltre i semplici pagamenti legati alle misure di greening del Piano di Sviluppo Rurale, pensiamo sia necessario implementare dei progetti di “Custodia del Territorio” da riconoscere ad agricoltori e pastori attraverso delle convenzioni tra enti territoriali (es. Unioni dei Comuni) e aziende agro-pastorali. Progetti che remunerino attività di monitoraggio e interventi in relazione alla manutenzione del territorio, al rischio idrogeologico, alla gestione boschiva e al relativo rischio incendi. Progetti che prevedano processi partecipativi a scala locale, prevedendo tavoli di discussione tra i “custodi” e gli altri attori del territorio, coinvolgimento e responsabilizzazione delle comunità locali.