Partecipazione e democrazia reale: la politica è di tutte e tutti
Vogliamo un’Isola libera da vecchi e nuovi centralismi, che proceda a grandi passi verso la propria autodeterminazione politica e istituzionale in ambito euromediterraneo e che, sin da ora, sfrutti al massimo la sua Autonomia per far valere i propri interessi verso lo Stato e redistribuire il potere verso il basso, verso le persone, verso la cittadinanza.
1. Una legge elettorale democratica. La legge regionale statutaria 12 novembre 2013 n. 1 è profondamente antidemocratica: aumenta il tasso di astensione, allontana gli elettori dalla democrazia rappresentativa, lascia senza rappresentanza le minoranze. Entro due anni vogliamo l’approvazione di una riforma in senso proporzionale, che abbassi le soglie di sbarramento al 3% per le liste e al 5% per le coalizioni, eliminando il premio di maggioranza e l’elezione diretta del Presidente; che inserisca la parità di genere nella redistribuzione dei seggi e meccanismi di stabilizzazione del Consiglio Regionale che non minino la volontà popolare, come la sfiducia costruttiva.
2. Nuovo Statuto. Il mondo è cambiato, insieme all’Unione Europea e all’Italia. Le sarde e i sardi hanno il diritto e il dovere, nel pieno rispetto dei principi della Costituzione italiana e del diritto internazionale, di decidere del proprio futuro. Non l’abbiamo fatto negli ultimi decenni. Entro due anni dall’inizio della legislatura, dobbiamo riscrivere il nostro Statuto, stabilendo quali poteri abbiamo e come li vogliamo esercitare. Per fare questo, oltre il Consiglio Regionale, serve l’Assemblea Costituente Sarda, eletta a suffragio universale, con un metodo proporzionale puro e con una bilanciata rappresentanza territoriale. L’eventuale diniego di questo diritto da parte dello Stato centrale – Governo e/o Parlamento – sarà il presupposto di una rinegoziazione ancora più radicale dei rapporti tra Sardegna e Italia.
3. Legge regionale e Autorità per la partecipazione. Una democrazia di prossimità, partecipativa e corresponsabile, è l’unico argine alla crisi della nostra democrazia rappresentativa. Dobbiamo approvare entro 12 mesi dall’inizio della legislatura una legge quadro sulla partecipazione, co-disegnata da Consiglio Regionale, Comuni e comunità locali, che istituisca ai vari livelli istituzionali meccanismi adeguati a rendere i cittadini/e sardi/e protagonisti delle decisioni pubbliche, con forme di consultazione rivolte anche ai sardi fuori dall’isola. La legge dovrà istituzionalizzare, normare e finanziare un ventaglio di modellidi processi partecipativi adatti ai singoli processi decisionali, scale territoriali, obiettivi e beni comuni: dal Bilancio partecipativo per co-decidere parte del bilancio di una determinata istituzione su proposta dei cittadini/e, al Dibattito pubblico per co-determinare grandi opere (ed eventualmente co- disegnarle), passando per le Assemblee cittadine su temi con elevata complessità e gli Accordi di quartiere per co-gestire il territorio (urbano ed extraurbano). La legge dovrà istituire anche una Autorità indipendente per la partecipazione che coordini i processi di selezione e finanziamento dei processi e ne monitori le attività, garantendo la loro qualità, efficacia e democraticità.