Lavoro e modello economico
Vogliamo disegnare un modello economico legato alle potenzialità dell’Isola e
in grado di realizzare i bisogni di chi ci vive. Vogliamo che in Sardegna il lavoro sia finalmente uno strumento di autodeterminazione del singolo e della collettività, con salari equi e nuove opportunità nei settori strategici. Un’isola che dica basta al lavoro povero e al veder realizzare altrove profitti e investimenti.
1. Progettare l’economia del futuro. La Sardegna ha bisogno di una visione chiara sull’economia del futuro.
Entro il 2025 va attivato un ampio e strutturato coinvolgimento delle parti sociali che porti alla convocazione di un Congresso del Popolo Sardo.
La RAS deve rafforzare il suo ruolo nell’indirizzare il “cosa”, il “come” e il “dove” si produce, per arrestare la desertificazione produttiva, ammodernare settori esistenti e investire su quelli che hanno un maggior contenuto di sapere scientifico e tecnologico e che creano più valore aggiunto, costruire filiere e favorire l’internazionalizzazione dei beni e dei servizi nelle nuove catene globali del valore. Tutto questo per gettare le basi di un nuovo modello di sviluppo ancorato alle peculiarità produttive, ambientali e culturali dell’isola, per soddisfare i nostri bisogni grazie alla qualità dei prodotti e dei servizi, alla cooperazione degli attori, agli investimenti in innovazione tecnologica e digitale, al benessere e alla formazione delle lavoratrici e dei lavoratori. Un modello complesso, connesso, complementare, dinamico ma radicalmente ancorato alle capacità e ai punti di forza della comunità sarda: agroalimentare; zootecnico; digitale; turismo diffuso e sostenibile; cultura, archeologia e ambiente; architettura e costruzioni; manifatturiero; artigianato. Su questi vanno concentrate le risorse maggiori, riformando la burocrazia, dando supporto finanziario, formativo, connettivo a vantaggio della crescita (quantitativa e qualitativa) dei settori. Al contempo, va riproposta una forma di reddito di cittadinanza, interpretandolo come uno strumento di costruzione di autonomia e attivazione dei singoli.
2. Patto per il buon lavoro. La RAS deve stringere un patto con le imprese di tutti i settori: gli incentivi pubblici (non solo quelli per l’occupazione, ma
a valere su qualsiasi norma e fonte finanziaria) devono essere connessi ai diritti riconosciuti ai lavoratori (assunzioni con contratti regolari e condizioni di lavoro più giuste, anche in relazione a orario e retribuzione). Con il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali, entro due anni dalle elezioni la Regione dovrà dotarsi di una idonea task force di addette/i regionali al controllo delle condizioni di lavoro (piano di reclutamento con contratti a termine della durata di almeno 3 anni). Premialità ulteriori andranno alle seguenti categorie: insediamento nei Comuni sotto i 3mila abitanti; generazione di occupazione femminile o giovanile; innovazione organizzativa, di processo e prodotto; assunzione di professionalità iper qualificate; risposta a precisi bisogni del territorio sulla base di criteri di impatto sociale e ambientale. Al contempo, la Regione deve offrire ai giovani contratti di lavoro veri: basta con il finanziamento di stage extracurricolari al posto dei contratti di lavoro, basta con gli accordi tra la Regione e altre amministrazioni pubbliche per la copertura dei buchi di organico attraverso laureate/i in stage. In attesa dei concorsi, si deve ricorrere a contratti di lavoro a termine.
3. Piano di assunzioni per una PA efficiente e dalla parte di chi lavora. La Sardegna ha bisogno di un imponente piano di assunzioni, che ringiovanisca la Pubblica Amministrazione a tutti i livelli, dagli Enti Locali alla Regione, e ne rinnovi le capacità progettuali e attuative. Una PA con nuove missioni strategiche per ogni
filiera amministrativa, che promuova un’integrazione verticale – attorno a comunità di progetto – e orizzontale all’interno dei diversi livelli, rispetto alle politiche cruciali per la nostra isola. Va stanziato un massiccio investimento pubblico per reclutare e formare i nuovi assunti, secondo un piano dei fabbisogni di personale coraggioso e coerente con le missioni di ogni ente.
Alla nostra isola serve una PA che, dalle Unioni dei Comuni alla Regione stessa, internalizzi nuove funzioni, dal
project manager al service-designer, dal data scientist all’animatore territoriale, dall’esperto in contabilità verde al giurista ambientale. Obiettivo? Rendere le istituzioni pubbliche più efficienti e al passo con i bisogni della cittadinanza del presente e del futuro, creando centinaia di posti di lavoro di qualità, diffusi in tutta l’isola, per tanti giovani altamente qualificati.