La Sardegna sul crinale della sua storia
La Sardegna chiude il 2025 con tutte le ferite e le questioni degli ultimi decenni ancora aperte. Fa eccezione soltanto il timido risultato della cosiddetta “vertenza entrate”, circa un miliardo e quattrocento milioni a valere dal 2010, spuntato allo Stato: una cifra che non solo è lontana dal complesso delle risorse che lo Stato dovrebbe riconoscere all’Isola, ma che soprattutto non affronta il problema strutturale delle modalità di riscossione che resta intatto.
Per tutto il resto, il Governo Todde ha mostrato una grande inadeguatezza nell’affrontare il nodo storico che sta arrivando al pettine, rappresentato dalla sequenza di sentenze della Corte Costituzionale che hanno smontato 9 leggi sarde, tra le quali la 20/2024 sulle aree idonee per le rinnovabili. Di fronte a questa sequenza di impugnazioni, la reazione, affidata quasi esclusivamente a comunicati stampa e social, è sempre stata battagliera, all’insegna del «difenderemo l’Autonomia!». Nella traduzione concreta, non è seguito nessun fatto politico.
Perché il punto sta proprio qui. In questo momento storico Alessandra Todde sta compiendo un errore strategico profondo, confondendo la capitolazione progressiva dell’Autonomia a vantaggio di un rinnovato centralismo statale con un gioco delle parti tra centro-sinistra sardo e centro-destra romano. Si continua così con un incomprensibile masochismo politico, trattando su materie storicamente decisive – in primis l’energia – all’insegna della “leale collaborazione con lo Stato” e cercando di muoversi negli interstizi legislativi che vengono concessi. Puntualmente si va a sbattere, perché non si riconosce che queste partite non possono essere giocate esclusivamente sul piano tecnico, a colpi di avvocati, consulenti e comunicati stampa. Il piano da attivare è invece quello politico, chiamando all’attivazione non soltanto i diversi livelli istituzionali dell’Isola, ma la società sarda nelle sue articolazioni reali. Non con un approccio ribellistico e di facciata, bensì con un pensiero costituente, orientato alla ridefinizione dei rapporti con lo Stato.
Per conseguire questo servirebbe anzitutto un riconoscimento politico, da parte della Giunta, di ciò che in questi anni si è mosso nella società, dalle battaglie contro la speculazione energetica a quelle per la sanità pubblica. Finora, invece, abbiamo assistito a una deliberata interruzione della comunicazione, trattando tutto ciò che nasceva dal basso come un pericolo e qualcosa da disattivare, fino al disconoscimento democratico della più grande raccolta firme mai avvenuta in Sardegna, la Pratobello 24, indipendentemente da come la si possa pensare rispetto ai contenuti.
Se il Governo Todde vuole resistere concretamente alle tendenze centralistiche statali, espresse tanto dal Governo quanto dalla Corte Costituzionale, e non essere sconfitto in maniera strategica sull’energia, sul 41-bis, sulle riforme istituzionali e della pubblica amministrazione, deve dismettere la retorica resistenziale e l’utilizzo strumentale dei poteri per la soddisfazione di logiche di occupazione del potere, come dimostra la vicenda dei commissari delle ASL. Deve invece favorire l’attivazione di processi politici profondi di cui storicamente l’Isola ha bisogno: la riscrittura dello Statuto attraverso l’elezione di un’Assemblea Costituente Sarda, la democratizzazione della legge elettorale esistente e, nel frattempo, una mobilitazione popolare a sostegno di una vertenza a tutto campo con lo Stato sulle norme di attuazione dello Statuto e sulla legge statutaria.
La situazione è talmente grave ed esiziale per l’Isola che attardarsi in uno scontro interno alla politica sarda risulta irresponsabile quanto lo è stata finora un’azione di governo centrata quasi esclusivamente sul piano amministrativo e tecnico. L’appello alla responsabilità vale anche per i movimenti che in questi anni hanno svolto un ruolo importante e che hanno toccato con mano i limiti derivanti non soltanto dall’assenza di sponde istituzionali, ma dall’oggettiva condizione di debolezza socio-demografica di un’Isola sempre più invecchiata, e dunque difficilmente in grado di esprimere livelli di conflittualità sociale capaci di “costringere” politicamente i rappresentanti eletti a rispondere in modo compiuto alle istanze emergenti.
Siamo su un crinale storico nel quale si confrontano due possibilità: da un lato la sconfitta definitiva di un’Autonomia nata monca, l’avanzare di nuove economie estrattive di stampo neocoloniale e l’assoggettamento politico dell’Isola su più piani; dall’altro la possibilità di una riscossa democratica volta a superare l’Autonomia esistente in una prospettiva autodeterminazionista e federalista, capace di dare valore alle ricchezze materiali e immateriali della Sardegna a vantaggio di chi la vive e di costruire un sistema istituzionale adeguato ai bisogni e in grado di garantire benessere diffuso.
Il 2026 sarà con ogni probabilità l’anno in cui saremo chiamati a decidere quale lato prendere. Saremo tutti chiamati, ciascuno nel proprio ruolo, a una responsabilità storica nella costruzione di un ampio movimento di popolo per la conquista di nuovi poteri necessari a governare le questioni strategiche per il nostro futuro. Se il Governo Todde continuerà con una strategia confusionaria, basata su piccoli aggiustamenti ma non all’altezza delle sfide richiamate, gravata oltretutto da una mancata discontinuità sul piano morale – come dimostrano le spartizioni clientelari nelle finanziarie e la proliferazione degli staff –, l’esito non sarà semplicemente l’eclissi politica di alcuni suoi protagonisti, bensì una sconfitta rovinosa e strategica per le prospettive di sviluppo e di benessere dell’intera Isola.
Il tema, per essere chiari, non è l’assenso o il disaccordo verso l’attuale Giunta. E non si risolve nemmeno rimandando tutto a un nuovo Governo regionale fra tre anni, con nuovi protagonisti e politiche più coraggiose, che giungerebbe a valle di una sequenza di sconfitte strategiche che segnerebbero punti di non ritorno.
Il tempo per agire è adesso e tutti dovremmo darci da fare in questo 2026.